Visualizzazione post con etichetta Antonia Pozzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Antonia Pozzi. Mostra tutti i post

martedì 1 maggio 2018

Desiderio di cose leggere




Desiderio di cose leggere
nel cuore che pesa
come pietra
dentro una barca


photo Richard Avedon


Giunchetto lieve biondo
come un campo di spighe
presso il lago celeste

e le case di un’isola lontana
color di vela
pronte a salpare –

Desiderio di cose leggere
nel cuore che pesa
come pietra
dentro una barca –

Ma giungerà una sera
a queste rive
l’anima liberata:
senza piegare i giunchi
senza muovere l’acqua o l’aria
salperà – con le case
dell’isola lontana,
per un’alta scogliera
di stelle
.
.
.
- Antonia Pozzi, 1° febbraio 1934 -
.
.
.


lunedì 26 marzo 2018

Notturno

.
.
.
Curva tu suoni 
ed il tuo canto è un albero d'argento 
nel silenzio oscuro. 
Limpido nasce dal tuo labbro - il profilo 
delle vette - nel buio - . 
Muoiono le tue note 
come gocce assorbite dalla terra. 
Le nebbie sopra gli abissi 
percorse dal vento 
sollevano il suono spento 
nel cielo.
.
.
.
- Antonia Pozzi -
.
.
.
♪ ♫



venerdì 16 marzo 2018

Canto della mia nudità

.
.
.
Guardami: sono nuda. Dall'inquieto 
Languore della mia capigliatura 
Alla tensione snella del mio piede, 
io sono tutta una magrezza acerba 
inguainata in un color avorio. 
Guarda: pallida è la carne mia. 
Si direbbe che il sangue non vi scorra. 
Rosso non ne traspare. Solo un languido 
Palpito azzurrino sfuma in mezzo al petto. 
Vedi come incavato ho il ventre. Incerta 
È la curva dei fianchi, ma i ginocchi 
E le caviglie e tutte le giunture, 
ho scarne e salde come un puro sangue. 
Oggi, m'inarco nuda, nel nitore 
Del bagno bianco e m'inarcherò nuda  
domani sopra un letto, se qualcuno 
mi prenderà. E un giorno nuda, sola, 
stesa supina sotto troppa terra, 
starò, quando la morte avrà chiamato.
.
.
.
- Antonia Pozzi -
.
.
.

phot. Vernon Trent

sabato 2 dicembre 2017

Solitudine


     Ho le braccia dolenti e illanguidite
        per un'insulsa brama di avvinghiare
           qualche cosa di vivo,
              che io senta più piccolo di me.
                  Vorrei rapire d'un balzo e poi portarmi via,
                     correndo,un mio fardello, qundo si fa sera;
                          avventarmi nel buio per difenderlo,
                            come si lancia il mare suli scogli;
                               lottar per lui, finchè non mi rimanesse
                                   un brivido di vita;
                                     poi, cadere nella più fonda notte,
                                        sulla strada,
                                           sotto un tumido cielo inargentato
                                              di luna e di betulle;
                                                 ripiegarmi su quella vita che mi stringo al petto
                                                     - e addormentarla - e anch'io dormire, infine...





No: sono sola.
Sola mi rannicchio sopra il mio magro corpo.
Non m'accorgo che, invece di una fronte indolenzita,
io sto baciando come una demente
la pelle tesa delle mie ginocchia.