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lunedì 30 aprile 2018

Posso scrivere i versi più tristi stanotte




Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Scrivere, per esempio: “La notte è stellata,
e tremano, azzurri, gli astri in lontananza”.
E il vento della notte gira nel cielo e canta.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l’ho amata e a volte anche lei mi amava.
In notti come questa l’ho tenuta tra le braccia.
L’ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi ha amato e a volte anch’io l’amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Pensare che non l’ho più.
Sentire che l’ho persa.
Sentire la notte immensa,
ancor più immensa senza di lei.
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- Pablo Neruda -
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photo Kurt Markus


lunedì 16 aprile 2018

Ode all'anguria



...e uno desidera morderti 
affondando in te 
la faccia, i capelli, 
l’anima! 

photo Dan Martensen

L’albero dell’estate 
intenso, 
invulnerabile, 
è tutto il cielo azzurro, 
sole giallo, 
stanchezza a goccioloni, 
è una spada 
sopra le strade, 
una scarpa bruciata 
nelle città: 
la chiarezza, il mondo 
ci angosciano, 
ci attaccano 
gli occhi 
con polverone, 
con repentini colpi d’oro, 
ci incalzano 
i piedi 
con piccole spine, 
con pietre calde, 
e la bocca 
soffre 
più che tutte le dita: 
hanno sete 
la gola, 
i denti, 
le labbra e la lingua: 
vogliamo 
bere le cascate, 
la notte azzurra, 
il polo, 
e quindi 
attraversa il cielo 
il più fresco di tutti 
i pianeti, 
la rotonda, suprema 
e celestiale anguria.  

È il frutto dell’albero della sete. 
È la balena verde dell’estate.  

L’universo secco 
all’improvviso 
cancellato 
da questo firmamento di freschezza 
lascia cadere 
la frutta 
traboccante: 
si aprono i suoi emisferi 
mostrando una bandiera 
verde, bianca, scarlatta, 
che si scioglie 
in cascata, in zucchero, 
in delizia!  

Cassaforte dell’acqua, placida 
regina 
del fruttivendolo, 
bottega 
della profondità, luna 
terrestre! 
Oh pura, 
nella tua abbondanza 
si sciolgono rubini 
e uno 
desidera 
morderti 
affondando 
in te 
la faccia, 
i capelli, 
l’anima! 
Ti distinguiamo 
nella sete 
come 
miniera o montagna 
di splendido alimento, 
ma 
ti trasformi 
tra la dentatura e il desiderio 
soltanto in 
luce fresca 
che si slega, 
in sorgente 
che ci toccò 
cantando. 
E così 
non pesi 
nella siesta 
bruciante, 
non pesi 
soltanto 
uvette 
e il tuo grande cuore 
di brace fredda 
si trasformò nell’acqua 
di una goccia.
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- Pablo Neruda -
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mercoledì 4 aprile 2018

Giochi ogni giorno con la luce dell’universo.




"Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi."



Giochi ogni giorno con la luce dell’universo.
Sottile visitatrice, giungi nel fiore e nell’acqua.
Sei più di questa bianca testolina che stringo
come un grappolo tra le mie mani ogni giorno.

A nessuno rassomigli da che ti amo.
Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle.
chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?
Ah lascia che ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.

Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
Qui vengono a finire i venti, tutti.
La pioggia si denuda.

Passano fuggendo gli uccelli.
Il vento. Il vento.
Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
Il temporale solleva in turbine foglie oscure
e scioglie tutte le barche che ier sera s’ancorarono al cielo.

Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all’ultimo grido.
Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
Tuttavia qualche volta corse un’ombra strana nei tuoi occhi.

Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,
ed hai persino i seni profumati.
Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.

Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
Abbiamo visto ardere tante volte l’astro baciandoci gli occhi
e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.

Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
Ti credo persino padrona dell’universo.
Ti porterò dalle montagne fiori allegri, copihues,
nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi.
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- da Venti poesie d’amore e una canzone disperata, 1924, Pablo Neruda -
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venerdì 23 marzo 2018

Ode alla Bicicletta



Andavo
per la strada
crepitando:
il sole si sgranava
come mais ardete
la terra era calda
un infinito circolo
con cielo in alto
azzurro, disabitato.

Passarono
phot. Friedemann Hauss
vicino a me
le biciclette,
gli unici insetti
di quel minuto
secco dell’estate,
riservate,
veloci,
trasparenti:
mi sembrarono
soltanto
movimenti dell’aria.

Operai e ragazze
alle loro fabbriche
andavano consegnando
gli occhi all’estate,
le teste al cielo,
seduti
sulle elitre
delle vertiginose
biciclette
che fischiavano
attraversando
ponti, rosai, rovi
e mezzogiorno.

Pensai al pomeriggio
quando i ragazzi
si lavano,
cantano, mangiano,
alzano
una coppa di vino
in onore
dell’amore e della vita,
e alla porta
aspettava
la bicicletta
immobile
perché soltanto
di movimento è la sua anima
e lì caduta
non è insetto trasparente
che percorre l’estate,
ma scheletro freddo
che solo recupera
un corpo errante
con l’urgenza e la luce,
cioè,
con la resurrezione
di ogni giorno.
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 - Pablo Neruda, 1956 -
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mercoledì 21 marzo 2018

Primavera




Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera. 🌼



phot. Gilles Bensimon

lunedì 19 marzo 2018

Il padre

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Terra dalla superficie incolta e arida 
terra senza corsi d'acqua né strade 
la mia vita sotto il sole trema e si allunga.  

Padre, i tuoi dolci occhi non possono nulla 
come nulla poterono le stelle 
che mi bruciano gli occhi e le tempie.      

Il mal d'amore mi tolse la vista 
e nella fonte dolce del mio sogno 
una fonte tremante si rifletté.   

Poi... chiedi a Dio perché mi dettero 
ciò che mi dettero e perché poi 
incontrai una solitudine di terra e di cielo.  

Guarda, la mia giovinezza fu un candido germoglio 
che non si aprì e perde  
la sua dolcezza di sangue e vitalità.  

Il sole che tramonta e tramonta in eterno 
si stancò di baciarla... È l'autunno. 
Padre, i tuoi dolci occhi non possono nulla.  

Ascolterò nella notte le tue parole: 
...figlio, figlio mio ... 
E nella notte immensa 
resterò con le mie e con le tue piaghe.
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- P. Neruda -
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phot. Edouard Boubat

(a te papà mio, chissà se leggi ancora, i tuoi occhi color del cielo navigano nell' azzurro infinito...)

lunedì 12 marzo 2018

Ode al giorno felice

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Questa volta lasciate che sia felice, 
non è successo nulla a nessuno, 
non sono da nessuna parte,  
succede solo che sono felice  
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.  

Camminando, dormendo o scrivendo,  
che posso farci, sono felice.  
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,  
sento la pelle come un albero raggrinzito,  
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,  
il mare come un anello intorno alla mia vita,  
fatta di pane e pietra la terra  
l’aria canta come una chitarra.  

Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia, 
tu canti e sei canto. 
Il mondo è oggi la mia anima 
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca, 
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia 
essere felice, 
essere felice perché sì, 
perché respiro e perché respiri, 
essere felice perché tocco il tuo ginocchio 
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo 
e la sua freschezza. 
Oggi lasciate che sia felice, io e basta, 
con o senza tutti, essere felice con l’erba 
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra, 
essere felice con te, con la tua bocca, 
essere felice.
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- Pablo Neruda -
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phot. Ellen Von Unwerth

giovedì 8 marzo 2018

La Mimosa


phot. Signe Vilstrup

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Andavo da San Jeronimo
verso il porto
quasi addormentato
quando
dall’inverno
una montagna
di luce gialla
una torre fiorita
spuntò sulla strada e tutto
si riempì di profumo.
Era una mimosa.
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sabato 30 dicembre 2017

Il giorno di Capodanno


Il primo giorno dell'anno
Lo distinguiamo dagli altri come se fosse
un cavallino diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte lo andiamo a ricevere
come se fosse un esploratore che scende da una stella.
Come il pane, assomiglia al pane di ieri.
Come un anello a tutti gli anelli.
La terra accoglierà questo giorno dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline,
lo bagnerà con frecce di trasparente pioggia e poi,
lo avvolgerà nell'ombra.


Eppure, piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell'anno,
sebbene tu sia uguale agli altri come i pani a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare,
a fiorire,
a sperare.