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mercoledì 19 giugno 2019

S’ode ancora il mare




Già da più notti s’ode ancora il mare,
lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce.
Eco d’una voce chiusa nella mente
che risale dal tempo; ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d’uccelli delle torri, che l’aprile
sospinge verso la pianura. Già
m’eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse,
ora, di me un’eco di memoria,
come quel buio murmure di mare.
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- Salvatore Quasimodo -
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Photo Bruce Weber



mercoledì 25 aprile 2018

Alle fronde dei salici




E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
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- Salvatore Quasimodo - Alle fronde dei salici, da Giorno dopo giorno, 1947 -
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giovedì 19 aprile 2018

Lettere d' Amore




Voglio pensare al cuore che hai mentre danzi,
e scavi le braccia e il capo sollevi come a donarti intera all’aria.




“… Voglio pensare al cuore che hai mentre danzi, e scavi le braccia e il capo sollevi come a donarti intera all’aria. Quel cuore io cerco; con esso raggiungerai il gesto preciso che ti farà alta nell’arte che ami, e per la quale, come me, consumi ogni fuoco. Ma come sei distante nel tempo! Mi pare talvolta, e lo temo fino all’angoscia nella mia solitudine di uomo, che tu possa scomparire come sei apparsa improvvisamente quella sera con un po’ di fuoco nei capelli e sulla fronte. Penso anche che andrai ora dove non posso vederti, ancora più distaccata da me. La memoria mi aiuterà a soffrire ancor più; perché in fondo noi siamo della razza di coloro che hanno per legge questa assidua pena di cercare armonia conquistando il dolore”.
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- Salvatore Quasimodo, da Lettere d’amore -
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mercoledì 21 marzo 2018

Oggi ventuno marzo



Oggi ventuno marzo entra l’Ariete 
nell’equinozio e picchia la sua 
testa maschia contro alberi e rocce, 
e tu amore stacchi 
ai suoi colpi il vento d’inverno 
dal tuo orecchio inclinato 
sull’ultima mia parola. Galleggia 
la prima schiuma sulle piante, pallida 
quasi verde e non rifiuta 
l’avvertimento. E la notizia corre 
ai gabbiani che s’incontrano 
fra gli arcobaleni: spuntano 
scrosciando il loro linguaggio 
di spruzzi che rintoccano 
nelle grotte. Tu copri il loro grido 
al mio fianco, apri il ponte 
fra noi e le raffiche 
che la natura prepara sottoterra 
in un lampo privo di saggezza, 
oltrepassi la spinta dei germogli. 
Ora la primavera non ci basta.
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- Salvatore Quasimodo -
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phot. Robert Doisneau Les amoureux aux poireaux, 1950